Tatiana Pavlova

Tatiana Pavlova nasce nel 1894 a Belopavlovič. L’artista russa è salita sul palco quasi bambina e nel 1905 lavora già con il regista teatrale Pavel Nikolaevič Orlenev, dove apprende il metodo teatrale di K. S. Stanislavskij. Inquieta e volitiva nel 1911 abbandona Orlenev ed entra nella compagnia del Teatro Drammatico di Mosca, dove debutta nel 1916 come protagonista di Fröken Julie di A. Strindberg. Tatiana non ha pace: nel 1919 arriva avventurosamente in Italia. Nel 1920 lavora per la casa cinematografica Ambrosio Film di Torino, primo stabilimento cinematografico in Italia, per la quale recita in diversi film muti diretti da A. Uralskij: L’Orchidea fatale, La catena, Nella morsa della colpa e Fascino mortale. Finalmente il 3 ottobre 1923 debutta con la propria compagnia al Teatro Valle di Roma con Sogno d’amore di A. I. Kosorotov. Poi è la volta di Teatro dei Filodrammatici di Milano e il Teatro Goldoni di Venezia, dove il debutto del 26 agosto 1926 con il dramma Gelosia di Мichail Arcybašev, regia di Ernesto Sabbatini. Il pubblico italiano si innamora presto di questa russa accattivante, ammaliatrice, dall’accento vagamente esotico. La cura particolare da lei riservata, non solo al lavoro dell’attore sulla scena, ma anche alle luci, alle scenografie consone all’ambientazione del testo, e ai costumi disegnati per l’occasione, provocano una “rottura con le ormai logore consuetudini del mattatore convinto di costituire da solo «il teatro», la legittimazione di una personalità drammaturgica che si colloca mediatrice fra il testo e gli interpreti” (Geron, p. 106).

E’ Tatiana a curare la regia di grandi capolavori: Kasatka di A. N. Tolstoj e Chirurgia di A. P. Čechov (1923); I giorni della vita di L. N. Andreev (1927); La quadratura del circolo di V. P. Kataev (1931); Oltreoceano di Ja. M. Gordin (1932); Il cadavere vivente di L. N. Tolstoj (1941). Tatijana Pavlova è infaticabile e alterna al mestiere di regista quello di attrice, recitando per i più noti registi teatrali russi e italiani: è in Psiche di Ju. D. Beljaev, andato in scena al Teatro Manzoni di Milano il 22 novembre 1926; Delitto e castigo di F. M. Dostoevskij, ancora per la regia di Strenkovskij (1927); L’Uragano di A. N. Ostrovskij, per la regia di Petr Sarov. Il 15 marzo 1933, al Teatro Argentina di Roma, è invece tra i protagonisti de Il giardino dei ciliegi di A. P. Čechov, per la regia di Vladimir Nemirovič-Dančenko e le scene di Nikolaj Aleksandrovič Benua e Georgij Kreskent’evič Lukomskij. La collaborazione con Nemirovič-Dančenko, con cui Pavlova porta sulle scene italiane, nel 1932, anche il suo Il Valore della vita, è degna di nota in quanto questa fu l’unica esperienza del regista russo lontano dalla patria. Tra i registi italiani, invece, Tatijana Pavlova lavora con Corrado Tavolini, Anton Giulio Bragaglia e Luchino Visconti, mentre tra gli attori si ricorda Vittorio De Sica, che esordì proprio con la compagnia della Pavlova nel 1922. Nel 1933 Tatijana Pavlova torna davanti alla macchina da presa in Creature della notte di Amleto Palermi e, nel 1934, in La signora di tutti di Max Ophüls. Il 16 agosto 1934 La signora di tutti viene proiettato alla II Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Alla proiezione del film sono presenti anche il critico d’arte Ugo Ojetti, il presidente della Biennale, Conte Volpi di Misurata, il senatore Crespi. Nel 1935 Tatijana Pavlova fonda a Roma insieme a Silvio D’Amico l’Accademia d’Arte Drammatica, dove ottiene la cattedra di regia. Con i suoi allievi allestisce, nel 1937, il Mistero della Natività, Passione e Resurrezione di Nostro Signore. Dopo la guerra l’artista collabora anche con la Televisione italiana, dove in scena molti lavori teatrali russi ed europei, e recita in diversi film. Inoltre insegna recitazione al Piccolo Teatro di Firenze.