Beppe Carletti – I Nomadi

Giuseppe “Beppe” Carletti nasce a Novi di Modena il 12 agosto 1946. È un tastierista italiano, cofondatore del gruppo musicale Nomadi, del quale è leader ed unico membro stabile dalla formazione ed è considerato dai fan il leader indiscusso del gruppo.

Nel 1963, allora sedicenne, fonda lo storico gruppo dei Nomadi, nato dal suo gruppo precedente assieme ad Augusto Daolio, Franco Midili, Leonardo Manfredini, Gualberto Gelmini e Antonio Campari, e ne diventa il tastierista fino ai giorni nostri. Ma il suo talento musicale si estende anche ad altri strumenti quali il pianoforte, la fisarmonica, l’organo Hammond e il sintetizzatore.

Da sempre impegnato in iniziative socio-umanitarie, tra le quali la costruzione di una casa di accoglienza per bambini in Cambogia ed in Vietnam dove vengono aiutate ragazze vittime della baby-prostituzione. Nel 2012, a seguito dei terremoti che hanno colpito l’Emilia, la sua terra, è stato promotore del Concerto per l’Emilia, tenutosi il 25 giugno, riuscendo a coinvolgere numerosi artisti, oltre che la Rai, che ha trasmesso l’evento.

I Nomadi.
Il sogno di due sedicenni è diventato realtà. Nel 1961 il tastierista Beppe Carletti fonda, insieme al batterista Leonardo Manfredini, al bassista Antonio Campari e al chitarrista Remo Gelati, il complesso musicale I Monelli. Nel 1963 Carletti Franco Midili presenta a Beppe Carletti il cantante Augusto Daolio che, dopo una sorta di audizione svoltasi direttamente sul palco durante una serata danzante, viene inserito subito nella formazione. È a partire da questo momento che il complesso assumerà la denominazione ‘I Sei Nomadi’.

Augusto, Beppe, Franco e Gianni reclutano dunque il batterista Gabriele Copellini la nuova formazione sarà destinata ad eseguire i primi grandi successi musicali del complesso e ad affrontare la censura radiofonica e le difficoltà degli esordi con un concerto al Club Pineta di Novellara. I Nomadi fanno la loro apparizione sulle scene in uno dei periodi più fervidi del panorama musicale italiano, gli anni sessanta; in quegli anni nascevano e scomparivano decine di complessi, accomunati dall’atmosfera del dopo-boom che scopriva un’Italia arricchita economicamente, ma allo stesso tempo impoverita socialmente, nella quale i giovani cominciavano a sentirsi strozzati da un contesto sociale ancora intriso di convenzioni antiquate. I capelli lunghi, gli abiti sgargianti e la voglia di cambiamento, che caratterizzavano i giovani di quegli anni, divennero ben presto uno dei tratti distintivi del complesso musicale, che per questo fu più volte attaccato verbalmente, e in alcuni casi anche fisicamente.


La musica e le idee.
Il messaggio che sin dagli inizi i Nomadi trasmettono è di denuncia e impegno sociale, mai troppo politicizzato. Questo messaggio è trasportato in giro per l’Italia in maniera capillare, anche nei paesi più piccoli, dato che i Nomadi sono sempre in viaggio, in un tour quasi permanente – in questo sembrano nomadi. Contano in media 130 concerti l’anno, ma negli anni ottanta hanno raggiunto la cifra di 220 concerti in un anno. Caratteristica dei loro concerti sono i messaggi, gli striscioni e i regali mandati dal pubblico sul palco e letti tra una canzone e l’altra, con un continuo scambio tra “popolo nomade” e il gruppo stesso. Sempre segno di questo rapporto sono i cori che in taluni casi possono esser ripresi durante il live anche 2-3 volte. Pur avendo cambiato, nel corso della propria storia, ventitré componenti, il che ha portato ad un cambio praticamente totale di genere musicale, i Nomadi sono sempre rimasti coerenti con il loro messaggio iniziale.

Nel 2013 il gruppo ha raggiunto i 50 anni di attività, classificandosi così come una delle band musicali più longeve del panorama musicale italiano ed internazionale. I Nomadi, infatti, sono tra i gruppi con la durata più lunga, insieme ai Beach Boys (1961), ai Rolling Stones (1962), agli Status Quo (1962), oltre che a parecchi gruppi ancora in attività ma nati successivamente al 1963.

Associazione Augusto per la Vita.
A seguito della scomparsa dello storico leader del gruppo, Augusto Daolio, è stata fondata, nel 1992, ad opera anche di Beppe Carletti, Cico Falzone e Daniele Campani, oltre che di Rosanna Fantuzzi, la compagna di Augusto, che ne è presidente, l’Associazione Augusto per la Vita, che si occupa della raccolta di fondi, tramite la pubblicazione di opere dedicate al cantante, da donare sotto forma di borse di studio per la ricerca sul cancro. L’idea di questa associazione nacque il giorno stesso dei funerali del cantante, quando i molti fan presenti al rito, lasciarono, spontanemente, parecchie offerte in denaro.

Svetlana Zakharova

Svetlana Zakharova è una danzatrice ucraina. Nata a Luc’k, città dell’ Ucraina nordoccidentale, il 10 giugno del 1979.  A dieci anni entra alla Scuola Coreografica di Kiev dove ha come insegnante Valerja Sulegina. Nel 1995, dopo aver terminato i sei anni di corso alla Scuola di Kiev, vince il secondo premio al Concorso Internazionale per giovani ballerini di San Pietroburgo.

Viene ammessa alla prestigiosa Accademia di Ballo Vaganova di San Pietroburgo e iscritta direttamente all’ultimo corso avendo come insegnante Elena Evteeva. Nel giugno 1996 si diploma dall’Accademia di Ballo Vaganova ed entra a far parte del Balletto del Teatro Mariinskij di San Pietroburgo.

Nel 1997 viene promossa prima ballerina nella compagnia del Teatro Mariinskij dove lavora con Ol’ga Moiseeva, figura determinante nella sua evoluzione artistica. Dal 1997 al 2003, per il Balletto del Teatro Mariinskij, Svetlana Zakharova danza la maggior parte dei ruoli principali del repertorio della compagnia, spaziando dai balletti classici ottocenteschi ai lavori moderni dell’ultimo Novecento. Nel 1999 riceve il premio Golden Mask come migliore interpretazione femminile per Serenade di George Balanchine e nel 2000 per la sua interpretazione di Aurora ne La bella addormentata. Dal 1999 è Étoile ospite delle maggiori compagnie di danza del mondo, tra le quali il l’American Ballet Theatre, il Ballet de l’Opéra de Paris, il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala di Milano, l’English National Ballet, il New York City Ballet, il New National Theatre Ballet di Tokyo. Il 7 febbraio 2014 danza all’apertura dei giochi olimpici invernali

Nell’ottobre 2003 è prima ballerina del Balletto del Teatro Bol’šoj di Mosca.

Dal 6 giugno 2005 Svetlana Zakharova è Artista Emerito di Russia. Nello stesso anno riceve il Prix Benois de la Danse. Nel 2006 riceve il Premio di Stato di Russia. Due anni dopo, nel 2008, diviene Artista Popolare di Russia e viene eletta alla Duma di Stato della Federazione Russa nelle file del partito Russia Unita. È membro del comitato statale per la cultura della Duma. Nell’aprile 2009 è protagonista di “Zakharova Supergame”, spettacolo scritto appositamente per lei dal compositore italiano Emiliano Palmieri in collaborazione con il coreografo del Teatro alla Scala di Milano Ventriglia, presentato all’interno del Gala a lei dedicato al teatro Bolshoj. In Italia ha ballato alla Scala con partner Roberto Bolle Il lago dei cigni, Giselle e La Bayadère e a Napoli al San Carlo Don Quixote. Il 17 febbraio 2011 dà alla luce una bambina, Anja, avuta dal celebre violinista russo Vadim Repin con cui è sposata. A distanza di un anno dal parto, il 18 febbraio 2012 ritorna sul palco del Teatro alla Scala di Milano interpretando da protagonista Giselle accanto al partner Roberto Bolle.

Principali interpretazioni.
Svetlana Zakharova e Andreï Merkuriev, 2006, Lo Schiaccianoci di Vassily I. Vainonen (ancora da allieva all’Accademia Agrippina Vaganova), La fille du Pharaon di Marius Petipa nella ricostruzione di Pierre Lacotte, Giselle di Adolphe Adam nelle versioni coreografiche di Vasil’ev e Grigorovič, Il lago dei cigni e La Bella addormentata, Raymonda di Jurij Grigorovič, Sogno di una notte di mezz’estate di John Neumeier, In the middle somewhat elevated di William Forsythe, Carmen di Alicia Alonso, La Bayadère di Marius Petipa, Paquita grand pas e La fontana di Bachčisaraj di Rostislav Zacharov, Romeo e Giulietta di Mikhail Lavrovskij, Shéhérazade di Michel Fokine, Serenade, Symphony in C, Apollo e Jewels di George Balanchine, Études di Harald Lander, Manon di Kenneth MacMillan, Now and Then di John Neumeier.